SONDAGGI REFERENDUM

A pochi giorni dal silenzio stampa che precederà il voto del 4 dicembre, l’attenzione degli schieramenti politici è tutta indirizzata ai sondaggi sul referendum costituzionale del 2016. Tanti i numeri e le percentuali che sono state divulgati in queste settimane, in un susseguirsi di fughe e di riprese tra il SI e il NO alla riforma.  Nella maggior parte dei casi i sondaggi sul referendum hanno riportato un vantaggio del No contro lo schieramento del SI, sebbene dalle ultime rilevazioni statistiche sembrerebbe che il divario tra le due posizioni si stia piano piano assottigliando. Gli ultimi sondaggi elettorali infatti mostrano una ripresa del SI, il quale avrebbe guadagnato un margine dello 0,5 % rispetto al NO. Tuttavia ciò che più preoccupa e interessa è che nell’ultimo sondaggio politico-elettorale   risulta che quasi l’80% degli italiani è disinformato sulla riforma costituzionale promossa dal ministro Boschi. Volendo quindi per un attimo mettere da parte i sondaggi sul referendum del 4 dicembre, in ogni momento consultabili al sito sondaggireferendum.com , cerchiamo brevemente di capire cosa prevede la riforma della nostra Carta Fondamentale.

Senza dubbio, l’aspetto cardine della riforma costituzionale che il 4 dicembre chiamerà alle urne tutti gli italiani, concerne il superamento del cosiddetto bicameralismo perfetto: in sostanza cioè le due camere, dei deputati e del senato, non esisteranno più per come noi fino ad oggi le abbiamo conosciute e per come sono state previste dalla nostro costituzione datata 1942. La riforma infatti prevede una modifica strutturale e del nostro Parlamento e della funzione legislativa, cosi per come essa viene descritta all’art 70 della costituzione. Se dovesse vincere lo schieramento del SI, la camera dei deputati, camera ad elezione diretta tramite suffragio universale diretto, diverrebbe protagonista quasi esclusiva della funzione legislativa, dividendo tale ruolo con il Senato solo per materie e casi ristretti, ben definiti dal nuovo testo dell’art 70. Questo nuovo Senato verrebbe in essere come una camera ad elezione indiretta la cui composizione si verrebbe a modificare periodicamente e parzialmente essendo costituita da consiglieri regionali e sindaci. Le eventuali leggi approvate dalla nuova Camera dei deputati sarebbero immediatamente trasmesse al nuovo senato, al quale è riconosciuta la possibilità di proporre modifiche la cui accettazione è tuttavia subordinata al consenso della camera dei deputati stessa. I tempi del procedimento legislativo dovrebbero risultare più brevi, essendo ogni singola fase scandita da tempistiche determinate. Compito del senato sarebbe quello di garantire una maggiore partecipazione della rappresentanza territoriale nelle decisioni statali, costituendo un anello di congiunzione tra lo stato e le realtà territoriali del paese.

Accanto a quanto nuovo impianto strutturale del Parlamento, la riforma prevede inoltre l’eliminazione delle provincie e l’abolizione dello CNEL, cioè del consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, la cui funzione ( oltre quella di esprimere pareri su richiesta del Governo, delle camere o delle regioni)  è, ad oggi,  anche quella di promuovere iniziative legislative in campo economico e sociale, fatta eccezione per ciò che concerne la legge di bilancio, le leggi in materia tributaria e giustappunto le leggi costituzionali.

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